domenica 4 marzo 2012

est-4 marzo 2012




Sono nere le baracche stamattina
al risveglio della luce mista al mare
e sul porto di legni ormai bruciati
plastiche rapprese sui cancelli
fonde rivolo latrine aperte al cielo
rumorosi artigli tra i cespugli
sono topi che s'inseguono tra gatti
e quegli uomini con donne spaventati
per paura e per l'aria di diossine
neri ad est nell'incontro con la morte
di sfuggita con la falce appesa al collo
e ritornano i ragazzi con le madri
sono Rom nel campo piu' centrale
a dividere le scarpe e piu' lattine
e' il bottino fregato all'opulenza
del mercato vomitatutto


pino de stasio
pubblicata da Pino De Stasio
domenica 4 marzo 2012
alle ore 0.20 ·

martedì 10 gennaio 2012

Cinzia Cerè
SONO PREOCCUPATA...LA CRISI, LA POVERTA' E IL DISAGIO, CREANO REAZIONI INVERSE.
INVECE DI CONDANNARE CHI CI RIDUCE IN QUESTE CONDIZIONI (POLITICI, BANCHIERI,EVASORI,ECC), STO NOTANDO IN DIVERSE BACHECHE, CHE C'E' UN LIVORE E UN'ACCANIMENTO VERSO IMMIGRATI E ROM....LA VECCHIA E RINOMATA GUERRA DEI POVERI??? OPPURE IL VIGLIACCO ATTEGGIAMENTO DI TORMENTARE OSTENTATAMENTE SEMPRE GLI OPPRESSI??? RIUSCIREMO MAI A DIVENTARE UN POPOLO CIVILE CON UNA MENTE VERSO IL FUTURO E NON RIVOLTA AL MEDIOEVO???? MAH!!!
TOGLIERO' L'AMICIZIA OVUNQUE VEDRO' DISCRIMINAZIONI VERSO IMMIGRATI, ROM O ALTRO.

giovedì 5 gennaio 2012

di che razza e' la tua lingua ?????


Che “razza” di lingue

By ilsimplicissimus
Massimo Pizzoglio per il Simplicissimus

Trovo inquietante l’accanimento dei due estensori dell’articolo di Repubblica sulla rapina a Roma (nell’edizione cartacea, quella online è meglio) a sottolineare le nazionalità delle persone coinvolte.
Che rimarchino il fatto che la moglie sopravvissuta, non parlando bene l’italiano, abbia frainteso la richiesta dei rapinatori (uno che urla, indicando la borsetta e puntandoti la pistola in faccia, chissà cosa vorrà?).
Che il marito abbia urlato “forse nella sua lingua” subito prima di essere “fulmineamente” freddato (chissà cosa cambiava se avesse urlato in italiano accademico).
Che il testimone che ha subito chiamato il 112 e il 118 sia bengalese (e non si capisce se i cronisti pensino che abbia capito il grido in cinese e dovrebbero guardarsi un atlante, o si complimentassero per il fatto che, pur essendo bengalese, sia miracolosamente riuscito a telefonare, ben due volte).

Mi sfugge la ratio di queste sottolineature, salvo continuare a soffiare sul fuoco dell’intolleranza, forse per compiacere chi dirà “beh, erano solo cinesi”, forse solo per poter aggiungere un bel po’ di aggettivi a un fatto di cronaca, ahimè, tragicamente scarno: due morti per terra e una famiglia distrutta, indipendentemente dall’origine.

E, come già dissi dopo la strage di Firenze, il sangue sulla strada ha sempre lo stesso colore.

venerdì 16 dicembre 2011


i bambini di antonio gallo
Le persone perdono il loro tempo
cercando un posto giusto in cui andare,
quando in realtà hanno solo bisogno
di trovare la persona giusta con cui rimanere.(Bruno)

giovedì 15 dicembre 2011



Vittorio Barbanotti:

PER RABBIA, PER IDEALI, PER SOLIDARIETA', MA SOPRATTUTTO PER VERA E SINCERA AMICIZIA.. ANCHE OGGI , COME IERI E COME SARA' ANCHE DOMANI , CI SENTIAMO TUTTI UN PO' PIU' SENEGALESI DEL SOLITO.. SIAMO CON VOI FRATELLI!!!

--------
I rom, nostri fratelli

15-12-2011 di Tobia Di Giacomo
Fonte: Città Nuova
Chi lavora da anni come volontario nei campi nomadi racconta di una grande umanità

Torino si è fatta trascinare ancora una volta nella violenza razzista contro rom e sinti. Una storia purtroppo come tante altre che dovrebbe far riflettere sull’emergenza culturale del nostro Paese, che molto spesso considera quasi normale l’essere razzisti contro gli “zingari” o i “nomadi”. Abbiamo chiesto a una volontaria, Carla, che da molti anni opera nei campi rom torinesi di raccontarci quale è la situazione all’indomani dell’incidente delle Vallette.

«C’è paura - dice Carla - ma c’è anche un senso del “così è la vita”. Rom e sinti sanno di non essere ben accetti, ma proseguono con la loro vita. Noi intanto continuiamo a lavorare in una realtà molto ricca di umanità. Sappiamo che la convivenza è possibile solo con il rinforzo della rete sociale esistente intorno ai campi e alle comunità sinti, che devono comunque sentirsi accolti in spazi usati da tutti e non riservati a loro in modo esclusivo e ghettizzante».

Il lavoro con le comunità dei campi nomadi presenta una variabilità di situazioni che lascia spesso disorientati, ma che è anche una grande ricchezza. «Gli “zingari” fanno clamore perché fanno paura - continua Laura -. Eppure si tratta di una minoranza, che spaventa anche chi amministra. Si respira una gran confusione riguardo a questo argomento anche nel mondo politico e amministrativo, con inevitabili ripercussioni nella gestione dell’accoglienza e nell'inclusione sociale». Qual è allora il motivo di tanto clamore e di tanta paura? «Forse perché spesso rom e sinti sono al centro di notizie di cronaca, talvolta amplificate. Forse perché meno si conosce una minoranza, più questa intimorisce. Forse perché da parte di nessuno di noi c’è stato un interessamento, una reale curiosità verso l’unicità di questa cultura, e forse perché si tratta del caso più eclatante in cui si evidenzia la difficoltà della società odierna a dialogare con culture e approcci esistenziali diversi dai propri. Tanti motivi, ma l'essenziale è che resta una generale diffidenza e un pericoloso isolamento».

Invece l'esperienza di Carla e di tanti volontari racconta di fatiche ma di una grande umanità e di incontri importanti.
«Per poter accogliere questo popolo, per poter incontrare le persone, è necessario affacciarsi in primo luogo al loro mondo, così vicino ai nostri luoghi e così lontano dalla nostra comprensione. Non fermiamoci alla soglia dei problemi che gli “zingari” portano, ma spingiamoci un po' più in là a conoscere la loro storia».
Per Carla come per tanti altri la loro presenza è anche un segno stimolante anche al punto di vista evangelico. «Dobbiamo avvicinarsi a questa realtà itinerante con rispetto, con un punto di vista sapiente, che ci riporti all’origine del nostro essere popolo di Dio nell’atteggiamento biblico di porci in ricerca, in cammino con loro. Mettere in rete le esperienze maturate con gli “zingari”, tentarne di nuove, convertire il cuore alla disponibilità verso un incontro reale e libero da preconcetti può essere un cammino di accoglienza».

Quali sono i tratti essenziali che incontrate nella loro cultura? «Tanti e diversi - continua Carla - ma direi per esempio che il nomadismo è una visione del mondo, che si concretizza in un atteggiamento esistenziale di precarietà nei confronti della vita. Questo si traduce spesso in chiusura, in paura dell’assimilazione, ma anche in un fortissimo ed esemplare senso della famiglia e della dimensione religiosa. La famiglia zingara è un centro vitale in cui la coscienza e la memoria collettiva plasmano i giovani, ma quando si parla di famiglia, bisogna ricordare che si tratta di una famiglia allargata. Il rapporto con Dio è dato per scontato, e si traduce in una relazione affettiva e immediata con l’Onnipotente che cura e protegge la vita, soprattutto quando si è in difficoltà».

Dalle parole di Carla emerge dunque una voglia di tanti di un reale incontro con questo popolo, in un ascolto che rispetta le loro vita, il loro stile e che va al di là della cultura del sospetto e della diffidenza.
-------------
Le prostitute: Tassateci, vogliamo aiutare !
www.enricoberlinguer.it

La proposta arriva direttamente da una prostituta che ha lanciato la proposta dalle colonne del Gazzettino.
Marina:
in Italia, la legalizzazione della prostituzione porterebbe tanti miliardi di euro nelle casse dello Stato.

Rosalba Barone:
‎... pero'????!!

Rosangela Pini:
Si propongono pure loro, tranne i nostri parlamentari però!!!


Bianca Scalera:
CHI NON PARTECIPA ATTIVAMENTE, CHI NON SI ESPONE E RISCHIA IN PRIMA PERSONA, CHI NON HA IL CORAGGIO DI RIBELLARSI, CHI NON PARTEGGIA, CHI NON SI SCHIERA,CHI IPOCRITAMENTE ABBASSA IL CAPO O GIRA LO SGUARDO NON HA ASSOLUTAMENTE NESSUN DIRITTO DI LAMENTARSI !!
VOI SIETE LA ROVINA DI TUTTO !
SERVI INERMI E IPOCRITI DI QUESTO SISTEMA CHE CI VUOLE TUTTI ATTORI PASSIVI DI QUESTO IMBARBARIMENTO E REGRESSO CULTURALE E SOCIALE !
ALMENO STATE ZITTI !
ODIO L'INDIFFERENZA, ODIO GLI INDIFFERENTI !

sabato 10 settembre 2011

L'UNDICI SETTEMBRE

sabato 25 giugno 2011

Ad Acerra Difesa Ambientale


ACERRA:

SEQUESTRATI DUE AUTOCOMPATTATORI PROVENIENTI DA SCAMPIA CHE TRASPORTAVANO RIFIUTI SPECIALI INSIEME AL TAL QUALE
pubblicata da Gennaro Esposito il giorno sabato 25 giugno 2011 alle ore 14.30
PRESIDIO DELLE ASSOCIAZIONI E DEI COMITATI CITTADINI
PER LA SALVAGUARDIA DI DI ACERRA
Fed. Assocampaniafelix – Donne del 29 Agosto – Pastori Cannavacciuolo – Osis
genesp@libero.it - 330873073

COMUNICATO STAMPA DEL 25 GIUGNO 2011.
ACERRA: SEQUESTRATI DUE AUTOCOMPATTATORI PROVENIENTI DA SCAMPIA CHE TRASPORTAVANO RIFIUTI SPECIALI INSIEME AL TAL QUALE
Stavano per sversare nel sito allestito dalle autorità regionali della ItalAmbiente in Area Asii.

Acerra – Il presidio delle associazioni e dei comitati ambientalisti del comune di Acerra hanno fatto fermare stamane e sottoposti a verifca da parte delle forze dell’Ordine e dell’Arpac, due auto- compattatori dell’Asia carichi di tal quale provenienti da Scampia, che dovevano sversare intorno alle 12 nel sito della ItalAmbiente Srl su ordine delle Autorità regionali. I compattatori trasportavano tre pneumatici, cassette di plastica, un grosso contenitore di vernice fresca e rifiuti speciali ospedalieri che, a noma di legge, trattasi di rifiuti speciali pericolosi. Sul posto sono stati chiamati i Vigili Urbani coordinati dal maresciallo Liguori e la locale Polizia di Stato, agli ordini del vice-questore Di Mauro.

“Questo materiale non poteva proprio essere caricato sugli automezzi dell’Asia – ha dichiarato Gennaro Esposito, delegato dell’Assocampanifelix – E’ rifiuto speciale a tutti gli effetti, che doveva essere scartato sul posto di raccolta dagli ispettori dell’Asia”.

“Non consentiremo a nessuno di sversare rifiuti speciali ad Acerra – ha commentato Alfonso Maria Liguori, presidente dell’Osis – La nostra città va tutelata, anche se i politici latitano da anni”.

Combattive come sempre le Donne del 29 agosto, accorse stamane sul sito e pronte a dare una mano quando si tratta di lottare per la salute e l’ambiente. “E’ vergognoso che si sversi in un capannone il tal quale – ha denunciato Virginia Petrellese – in un sito non idoneo per lo sversamento. La Regione ha in passato accertato che l’area è inquinata per precedenti sversamenti di rifiuti speciali e quindi va bonificata”. “Ma ecco che per incanto – rincalza Liguori – le autorità hanno decretato la riammissibilità funzionale del sito…”. Il Presidio permanente delle associazioni e dei comitati era stato insediato gia’ nelle prime ore di venerdì mattina, dopo che le autorità avevano annunciato gli sversamenti del tal quale napoletano.

“Noi si spera che non si continui a sversare alla cieca rifiuti tal quali e speciali insieme, la salute pubblica è fortemente a rischio nella nostra città”. Attesi nelle prossime ore i tecnici verificatori dell’Arpac che dovranno verbalizzare quanto di anomalo sarà rinvenuto nei compattatori. All'interno dei capannoni della Italambiente stazionano allo stato circa tremila tonnellate di rifiuti tritovagliati e 1500 tonnellate di rifiuti tal quale, senza adeguati teli di protezione.

Scrivi un commento...






Romina Giraudo
QUELLI CHE DICONO : " ORA BASTA ! "
‎....Ho visto la folla celebrare la fine di una dittatura durata quarantacinque anni. Ho sperimentato le enormi energie che si scatenano quando si osa superare la paura, l'istinto di sopravvivenza, per una meta che trascende l'individuo. Ho pianto molto, m...a ho anche riso molto. Ho conosciuto la gioia di abbandonare l'io e abbracciare il noi. In tempi come questi in cui è così facile cadere nel cinismo, non credere a niente, rifiutare i sogni prima che questi abbiano la possibilità di mettere ali, scrivo queste memorie in difesa di quella felicità per la quale vale la pena vivere e persino morire. Gioconda Belli Il Paese sotto la pelle. " Finchè l'uomo sfrutterà l'uomo, finchè l'umanità sarà divisa in padroni e servi ci sarà nè normalità nè pace " " Chi si scandalizza è sempre banale ma, aggiungo, è anche sempre male informato". P.P.Pasolini " Libertà è partecipazione " G.Gaber Questa pagina ama Faber...... In direzione ostinata e contraria Questa pagina ama lo spirito e la cultura degli Indiani d'America. Popolo dignitoso, un messaggio universale di spiritualità e armonia.

https://www.facebook.com/home.php#!/pages/QUELLI-CHE-DICONO-ORA-BASTA-/211754698851459



HO CONDIVISO QUESTA NOTA ...PREGO TUTTI ANCHE CHI E' FUORI REGIONE DI FARE ALTRETTANTO E DI LEGGERE PERCHE' A NAPOLI SI BOICOTTA UN SINDACO PER COMMISSARIARLO..E' IMPORTANTE!! MA NOI NON LO PERMETTEREMO!!

dalla Piazza: OGGI 21/06...Rifiuti e Commisariamento e

Con diversi amici ci si è visti in Piazza Plebiscito davanti alla prefettura.Vi riassumo la situazione facendo una premessa:entro il 30 giugno la giunta deve per legge approvare il Bilancio Comunale altrimenti Luigi verrà rimosso ed il governo della città sarà affidato ad un Commissario per circa un annetto dopodichè saranno indette nuove elezioni. Capirete dunque che le "forze del male" hanno tutto l'interesse ad ostacolare in tutti i modi Luigi.



Detto questo, il principale argomento di discussione stasera è stato cercare di capire se un'eventuale azione dei cittadini, tipo occupare Piazza Montecitorio con sacchetti di spazzatura, potesse essere utile o di ostacolo all'operato della giunta. Il dilemma è stato sciolto dalla Sig. Elena Coccia, vice presidente della giunta comunale, che ci ha raggiunto in Piazza portandoci notizie direttamente da Palazzo San Giacomo dove tutt'ora si sta svolgendo una riunione.



La Sig. Coccia ci ha detto che Luigi le ha riferito ( usando più o meno queste parole):



E' in atto un tentativo di boicottaggio che mira a portare il Comune al Commissariamento. Domani sarà un giorno cruciale, se non si trova una soluzione al problema, Luigi insieme alla giunta ed ai consiglieri di maggioranza si recheranno a Roma per protestare in una forma ancora da definire. Alla mia domanda diretta: un'eventuale azione organizzata dei cittadini sarebbe gradita o meno, la Sig. Coccia ha risposto che Luigi è assolutamente favorevole a tutti i tipi di iniziativa popolare che avvengano nel rispetto della legge e che possano sostenere la giunta.



In sostanza per ora si resta in attesa di ciò che accadrà domani, probabilmente ci si vede di nuovo domani sera verso le 19 a piazza plebiscito per discutere di quanto sarà deciso a livello istituzionale.Ripeto per chi non l'avesse ancora capito che il problema dei rifiuti a Napoli è un problema nazionale (leggete la nota sui rifiuti che ho scritto ieri).



Perchè Roma? Perchè il Governo ha rimandato a giovedì prossimo, a causa dell'opposizione di Calderoli, la discussione di un decreto che permetteva di trattare i rifiuti solidi urbani come rifiuti speciali. I rifiuti speciali possono esere trasportati facilmente fuori regione, in quanto, il Comune può direttamente contattare le aziende che in Italia si occupano di questo tipo di smaltimento senza dover passare per regioni, province e comuni (il che farebbe perdere tantissimo tempo).



Se leggete la mia nota capirete che l'unica soluzione che abbiamo per uscire dall'emergenza, a meno dell'apertura di nuovi siti di trasferenza, è che il Governo intervenga per approvare quel decreto. In sostanza serve, a mio avviso, che per circa sei mesi ci sia data questa possibilità, nel frattempo si fa partire la differenziata e si costruiscono gli impianti di compostaggio. I soldi per la differenziata ci sono, circa 145 milioni di euro bloccati a bruxelle, a causa dell'emergenza in atto!!!



E' un cane che si morde la coda!!! Per me l'Italia è una sola nel bene e nel male, vedasi Lampedusa, multe quote latte allevatori del nord, l'Aquila, le alluvioni nel nord est, ecc.... Quindi anche l'emergenza rifiuti è un problema nazionale, ed è una vergogna che un Ministro della Repubblica Italiana (Calderoli), quindi di tutti gli Italiani, si opponga al decreto mettendo a rischio la salute di molti cittadini NAPOLETANI!!!!!





domenica 24 aprile 2011




Egidia, la mamma di Vittorio Arrigoni:
"...Vittorio non è un eroe e non è un martire, è solo un ragazzo come tanti di voi, che ha voluto affermare, con una vita un pò speciale che i diritti umani sono universali e come tali vanno rispettati ...e difesi in qualsiasi parte del mondo!
Noi non immaginavamo, non sapevamo in quanti di voi lo amaste.... e, credetemi, in questi giorni di dolore questo è stato un inaspettato soccorso ai nostri cuori deboli...
Vi ringraziamo tutti e io vi voglio abbracciare, ora! come ringrazio e abbraccio tutti i figli della Palestina ...ricordate che Vittorio aveva una sola anima: la parola e la testimonianza "Restiamo Umani"..."


Vittorio Arrigoni è stato seppellito oggi a Bulciago, in Brianza, nel giorno della resurrezione. In chiesa era presente il vescovo di Gerusalemme monsignor Hilarion Capucci che lo ha ricordato così: "Il mio gregge è il popolo palestinese, sofferente e maltrattato e anche Vittorio è stato un difensore di questo gregge. È morto come Cristo per un popolo maltrattato. È un martire, un eroe, un santo di questo popolo e sono stato incaricato dal presidente dell’autorità palestinese Abu Mazen di portare le condoglianze alla famiglia". Nessun rappresentante del governo era presente al funerale di un eroe di pace. Addio Vik.


Antonio Caprari:
Nessun rappresentante del governo ?
Nessun rappresentante istituzionale.
Forse perchè non si potevano sventolare bandiere proprie ?
O forse perchè essere lì significa inimicarsi Israele ?

Ma poco importa, non c' era bisogno di celebrità, bastavano le persone sincere di cuore e oggi erano tante.

martedì 19 aprile 2011

l'ultima intervista....................






ho ricevuto un video inviatomi da Tania Scavolini che ha scritto una poesia



-------------------------



‎"Propongo di diramare l’invito per oggi, domani, e per sempre, ad esporre su balconi e finestre kefyah e per chi può foto di Vittorio.
Ma soprattutto kefyah… non solo a Roma, ma ovunque in Italia.
Perchè si sappia che la causa del Popolo Palestinese è nel cuore di moltissimi, contrariamente a come vogliono tenere nascosto.
Grazie.Fiore
da http://www.reset-italia.net/2011/04/19/canto-palestina-e-2-parole-restiamo-umani/


sabato 14 maggio · 14.30 - 17.30

------------------------------------
Randa Farraj:
Thankyou Vittorio for all your work and unrelenting fight for Palestine and Gaza, im so sorry it had to end this way. You are truly missed and will forever be in our minds and hearts. R.I.P. Vittorio Arrigoni, Rachel Corrie, Tom Hurndall and any others who have died fighting for Palestine and the sake of human rights. ♥
Geppo Licata:
Come suggerito da un amico, vorrei proporre la candidatura di Vittorio al premio nobel per la pace...coraggio...stay human...
------------------------------------


Luogo Roma
piazza della Repubblica
Rome, Italy

------------------------------------
------------------------------------

Creato da Freedom Flotilla, Max Moro

-----------------------------------
-----------------------------------

Maggiori informazioni Il 14 maggio manifesteremo per la Freedom Flotilla, ma manifesteremo anche per dimostrare che l’Italia non è né Berlusconi, né chi ha approvato la partecipazione alla guerra della Nato, perché c’è un popolo che si oppone all’oppressione ed alla guerra e che vuole la libertà per il popolo palestinese.

Per la fine dell’assedio di Gaza!

Per il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese!

Per il sostegno alle lotte dei popoli arabi per la libertà e la giustizia sociale!

ROMA, 14 MAGGIO

Manifestazione nazionale:

Con il vento del Sud, con la Freedom Flotilla per la fine dell’assedio di Gaza

Coordinamento Nazionale della Freedom Flotilla Italia

Per adesioni: roma@freedomflotilla.it

Bacheca
Giulia Valle
da napoli ci saremo... con Vik nel cuore, con la pelstina nel cuore!
bus da napoli per il corteo a Roma del 14/5 per la Freedom Flottilla
Luogo: Napoli
Ora: sabato 14 maggio 2011

lunedì 18 aprile 2011

Pasque di sangue a Gaza


Vittorio è al Cairo .
Rientrerà MERCOLEDI 20/04 con volo Alitalia AZ 897 con partenza alle 16.15 ora locale, dal Cairo, arrivo a Roma Fiumicino alle ore 19.50.
Farà tappa in un ospedale italiano in Egitto, rispettato il volere della famiglia di non farlo passare per Israele.


http://guerrillaradio.iobloggo.com/
Vi invito a continuare a tifare per noi che ci impegnano per una pace giusta fra Israele e Palestina, e a diffondere il più possibile quel mio "Gaza- Restiamo Umani" ♥ Vik

-------------------------

Di: Vittorio Utopia Arrigoni


Pasque di sangue a Gaza
‎"Un messaggio di amicizia e fratellanza da Gaza, a tutti coloro che non il loro supporto e sostegno mi hanno permesso di continuare a lottare in difesa dei diritti umani, così spesso violati in queste lande dimenticate.
Se sono ancora vivo, in parte è mer...ito dell'attenzione che mi si è creata intorno.
Vi invito a continuare a tifare per noi che ci impegnano per una pace giusta fra Israele e Palestina, e a diffondere il più possibile quel mio "Gaza- Restiamo Umani" , progetto benefico oltre che documento verità su il recente massacro di Gaza. link: http://guerrillaradio.iobloggo.com/1789/restiamo-umani-di-vittorio-arrigoni Molti per mail mi hanno augurato una Buona Pasqua.
Ebbene, dovete sapere che gli agnelli sacrificabili saremo noi, insieme ai contadini palestinesi che domattina presto accompagneremo a coltivare sui loro campi vicino al confine. Mentre si raccoglie prezzemolo, spinaci o pomodori, cecchini israeliani si appostano tranquillamente oltre la barriere di filo spinato e sparano, spesso per ferire, a volte per uccidere. Dovrebbere esserci una tregua in corso ma evidentemente i soldati israeliani non sono stati avvisati, visto che 21 palestinesi sono già stati uccisi dal 18 gennaio.





Ieri, nel villaggio di Al Fahareen, a est di Khan Younis, i soldati una sparala verso la casa di Laila, che fuggendo e scivolata e si è spezzata la gamba destra. Laila era già invalida, la gamba sinistra l'aveva già persa da bimba urante la prima intifada, quando un soldato israeliano israeliano durante una incursione le aveva sparato appena uscita da scuola.
Al Faheeren dista poco da Khoza, dove ci recheremo domani, a cercare di proteggere facendo da scudo coi nostri semplici indifesi corpi, un gruppo di contadini poveri ma degnissimi, sostenerli nella loro resistenza non violenta. Coltivare quei campi significa rivendicare i loro diritti, e per questo sono pronti a morire, e noi con loro. un abbraccio dall'altra parte di un mediterraneo che separandoci, in realtà vi unisce, vostro Vik Restiamo Umani è diventato un libro:
http://guerrillaradio.iobloggo.com/1789/restiamo-umani-di-vittorio-arrigoni richiedilo online:


http://www.manifestolibri.it/vedi_autori.php?autor=Vittorio+Arrigoni

Di: Vittorio Utopia Arrigoni



sabato 16 aprile 2011

omaggio a VITTORIO ARRIGONI




Rossella Xp
شارع الوحده سابقاً, شارع فيتوريرو اريجونى حالياً,
Unity street in Gaza is changed to Vittorio Arigoni street.
La strada Via dell'Unità in Gaza, ha cambiato nome: ora si chiama Via Vittorio Arrigoni

bisogna morire per diventare un eroe, per avere la prima pagina dei giornali, per avere le tv fuori di casa, bisogna morire per restare umani? (Egidia Beretta Arrigoni)
---------------



Bisogna morire per diventare un eroe, per avere la prima pagina dei giornali, per avere le tv fuori di casa, bisogna morire per restare umani? Mi torna alla mente il Vittorio del Natale 2005, imprigionato nel carcere dell’aeroporto Ben Gurion, le cicatrici dei manettoni che gli hanno segato i polsi, i contatti negati con il consolato, il processo farsa. E la Pasqua dello stesso anno quando, alla frontiera giordana subito dopo il ponte di Allenbay, la polizia israeliana lo bloccò per impedirgli di entrare in Israele, lo caricò su un bus e in sette, una era una poliziotta, lo picchiarono «con arte», senza lasciare segni esteriori, da veri professionisti qual sono, scaraventandolo poi a terra e lanciandogli sul viso, come ultimo sfregio, i capelli strappatagli con i loro potenti anfibi.

Vittorio era un indesiderato in Israele. Troppo sovversivo, per aver manifestato con l’amico Gabriele l’anno prima con le donne e gli uomini nel villaggio di Budrus contro il muro della vergogna, insegnando e cantando insieme il nostro più bel canto partigiano: «O bella ciao, ciao…»

Non vidi allora televisioni, nemmeno quando, nell’autunno 2008, un commando assalì il peschereccio al largo di Rafah, in acque palestinesi e Vittorio fu rinchiuso a Ramle e poi rispedito a casa in tuta e ciabatte. Certo, ora non posso che ringraziare la stampa e la tv che ci hanno avvicinato con garbo, che hanno «presidiato» la nostra casa con riguardo, senza eccessi e mi hanno dato l’occasione per parlare di Vittorio e delle sue scelte ideali.

Questo figlio perduto, ma così vivo come forse non lo è stato mai, che come il seme che nella terra marcisce e muore, darà frutti rigogliosi. Lo vedo e lo sento già dalle parole degli amici, soprattutto dei giovani, alcuni vicini, altri lontanissimi che attraverso Vittorio hanno conosciuto e capito, tanto più ora, come si può dare un senso ad «Utopia», come la sete di giustizia e di pace, la fratellanza e la solidarietà abbiano ancora cittadinanza e che, come diceva Vittorio, «la Palestina può anche essere fuori dell’uscio di casa». Eravamo lontani con Vittorio, ma più che mai vicini. Come ora, con la sua presenza viva che ingigantisce di ora in ora, come un vento che da Gaza, dal suo amato mar Mediterraneo, soffiando impetuoso ci consegni le sue speranze e il suo amore per i senza voce, per i deboli, per gli oppressi, passandoci il testimone. Restiamo umani.(Dal Manifesto,E.Beretta Arrigoni)
14 minuti fa Crea un'inserzioneSponsorizzate
AbbracciodiLuce.com
Imparando cosa vuol dire essere energia ed a trasformare consapevolmente tale energia, la nostra vita si trasforma in un miracolo...
Mi piace · A Marco Miccoli piace questo elemento.
Sponsorizzate

Il Mossad dietro l'assassinio di Arrigoni? Le ipotesi degli ambienti ufficiali di Gaza
Scritto il 2011-04-17 in News


Di Angela Lano - InfoPal. Le indagini sull'assassinio di Vittorio Arrigoni sono ancora in corso. Diverse persone legate a una frangia del gruppetto salafita "Tawhid wa al-Jihad" sono state arrestate con l'accusa di omicidio. I media israeliani e quelli occidentali, compresi quelli italiani, hanno scritto in questi giorni che si tratta di "cellule impazzite" all'interno dell'organizzazione salafita, e hanno citato come fonte il gruppo stesso, e il Debka File, un sito gestito, pare, da una coppia di ex agenti del Mossad.

Tra le motivazioni "politiche" del sequestro e dell'uccisione dell'attivista e giornalista, vengono menzionate "lotte interne" per il potere nella Striscia di Gaza, e una sorta di braccio di ferro tra tali realtà minoritarie salafite con il governo Hamas, che in più occasioni le ha duramente represse.

La situazione politica, e umanitaria, a Gaza è certamente complessa. Ed è innegabile la presenza di gruppetti salafiti legati a una visione fondamentalista e oscurantista dell'islam, che cercano da anni di imporre con la violenza dei loro episodici attacchi uno stile di vita arretrato e "medioevale" alla maggioranza della popolazione di Gaza. Da queste frange Hamas era stato più volte accusato di essere troppo "moderato", sia nell'imposizione di una interpretazione rigida (arretrata e ignorante, ndr) dell'islam e della shari'ah, la legge islamica, sia nella lotta contro l'occupazione israeliana.

Proprio sulle indagini in corso e sulle notizie trapelate e diffuse fino ad oggi, i nostri corrispondenti ci hanno fornito alcune precisazioni, riportandoci le ipotesi del ministero dell'Interno di Gaza:


Mohammad Ahmed: "L'affermazione diffusa da media israeliani e occidentali, secondo cui gli assassini di Vittorio Arrigoni sono ex militanti delle brigate al-Qassam, ala militare di Hamas, non è corretta.

"I criminali arrestati sono giovani deviati intellettualmente e a livello religioso - uno di essi è di nazionalità giordana -, e non hanno legami con le brigate al-Qassam. Al contrario, essi ritengono le Qassam una formazione da combattere. Infatti hanno creato problemi, di volta in volta, e chiedono l’uccisione di membri di Hamas e delle Qassam.

"Alcune persone appartenenti al movimento salafita erano state precedentemente membri delle brigate Qassam. Come risultato della democrazia, Hamas ha dovuto accettarle e permettere la loro entrata nella competizione elettorale, pur ritenendo che abbiano 'perso la giusta strada' e che questa li porti solo al 'jihad'. Esse, infatti, non vogliono solo combattere gli israeliani, ma anche costringere con la forza la gente ad adottare le loro idee.

"Tale movimento è molto frammentato al proprio interno, diviso in tendenze molto diverse - alcune delle quali si collocano in una linea 'corretta' dell'islam, non fanno del male alla gente e non creano problemi. Altre, invece, sono completamente al di fuori, e pur credendo di essere nel giusto, danneggiano i musulmani, compiono azioni criminali. Esse, spesso, ricevono sostegno e sono controllate da Paesi arabi, da Stati occidentali e dal Mossad, o da tutti questi insieme, a seconda dei casi. Sono fonte di guai per il mondo e di grande imbarazzo per l'islam.

"C’è da aggiungere che il movimento salafita ha respinto questo atto (l’assassinio di Arrigoni, ndr) e lo considera ingiustificabile e non riconducibile al loro gruppo.

"Un'altra indagine che è stata fatta trapelare agli inviati dei mezzi di informazione da parte del ministero dell'Interno a Gaza conferma la connessione tra l’uccisione di Vittorio e il Mossad israeliano, che li avrebbe guidati attraverso internet a eseguire l'omicidio. Li avrebbe, cioè, ammaestrati via internet, con informazioni e direttive. Costoro, quasi sicuramente, pensavano di ricevere ordini da qualche loro skaykh salafita, e non dai servizi di Israele.

"A questo riguardo, il ministero non vuole fornire altri dati, che verranno divulgati con un comunicato stampa ufficiale appena le indagini termineranno e tutti i colpevoli – alcuni dei quali sono ancora latitanti – verranno presi".

Tali ipotesi restano dunque ancora da verificare pienamente. Compreso il fatto che gli esecutori salafiti, cellule impazzite, siano stati solo gli "utili idioti", realizzatori di un progetto "esterno", o i mandanti veri e propri, motivati da questioni interne, come la lotta contro il governo Hamas e i "vizi" occidentali, di cui il povero Vittorio, secondo quanto dichiarava il video diffuso giovedì durante la fase del sequestro, era un "rappresentante".

Resta il fatto che, come scrive il New York Times, "L’uccisione dell’attivista italiano infligge un duro colpo ad Hamas", e ai palestinesi tutti.

Altri aggiornamenti sull'omicidio: http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=379549

venerdì 15 aprile 2011

La forza delle cose e la debolezza dell'Europa


clicca su per ascoltare mentre leggi:
-----------------------------



Hundreds of mourners have rallied and many have held a candlelight vigil in the Hamas-governed Palestinian enclave of Gaza for Vittorio Arrigoni, an Italian activist who was killed on Friday.
And in the West Bank, which is run by Fatah, Hamas's rival, around 100 people, most of them foreigners, marched on Saturday through Ramallah to a house of mourning in El Bireh, an AFP correspondent said.
Vittorio Arrigoni, 36, who was working with the pro-Palestinian International Solidarity Movement (ISM), was found dead by the security forces in a house in northern Gaza early on Friday.
He had been hanged, Hamas security officials said.

Hamas officials said two people had been arrested on suspicion of involvement in the kidnapping and said they were hunting further accomplices.
Ihab al-Ghussein, a Hamas spokesman, called it a "heinous crime which has nothing to do with our values, our religion, our customs and traditions".
"The other members of the group will be hunted down," he said.
There has been an outrage over the cold-blooded killing of the Italian.
"I was about to cry when I heard the news. That man quit his family for us, for Gaza, and now Gazans killed him. That was so bad," Abu Ahmed, a supermarket owner, said.
Samira Ali, a teacher, said: "Those who killed him are not Muslims and certainly not Palestinians."
Arrigoni's kidnappers described him as a "journalist who came to our country for nothing but to corrupt people" - a charge completely rejected by activists and aid workers who knew him in Gaza.
"He's very well-known, he lives among the people," said Huwaida Arraf, a co-founder of ISM. "Vit has repeatedly put his life in danger, put his life on the line in support of the Palestinians."
A journalist colleague at the Italian daily Il Manifesto said he was "astounded" by Arrigoni's death.
Arrigoni is the third ISM member to be killed in Gaza - US national Rachel Corrie was crushed to death by an Israeli bulldozer in March 2003, and a month later Briton Tom Hurndall was shot and critically injured by the army. He died in January 2004.
Widespread condemnation
The murder drew widespread condemnation, from Gaza City to Italy to the UN.
Italy's foreign ministry expressed "deep horror over the barbaric murder," saying it was an "act of vile and senseless violence committed by extremists who are indifferent to the value of human life."
Ban Ki-moon, the UN secretary-general, called for "the perpetrators of this appalling crime to be brought to justice as soon as possible", his spokesperson said in a statement.
Arrigoni was kidnapped a day earlier by a group aligned with al-Qaeda which had demanded that Hamas release Salafist prisoners within a 30-hour deadline that was to have expired on Friday afternoon. It was not clear why they killed him.
In a video posted on YouTube, the kidnappers said Arrigoni had been taken hostage in order to secure the release of an unspecified number of Salafists detained by Hamas.
Arrigoni had been in the Palestinian territories for 10 years, first in the West Bank. He was asked to leave by Israel and he arrived in Gaza in August 2008 with the first ship of the Gaza Free Movement.
There are half a dozen radical Islamist groups in Gaza, with membership numbering in the hundreds. The differences between them are unclear.
Some analysts believe they work in cells to evade Hamas pressure. All want to end Western influence and establish an Islamic state across the Middle East.
Hamas forces in August 2009 killed 28 people, mostly Salafis, in the storming of a mosque where a religious leader who supported al-Qaeda surrounded himself with armed men and declared an Islamic emirate.
------

---------
La forza delle cose e la debolezza dell'Europa.
pubblicata da Alfonsina Martinet
16 aprile 2011 alle ore 6.44

Qui, davvero, bisogna distinguere tra chi ha capito qualcosa della millenaria lezione della storia e chi non ne ha capito un accidente. Si obietterà che qui la storia non serve, che queste sono questioni pratiche, problemi seri: ma appunto questo è il punto. La storia è una disciplina serissima, che non è per nullamagistra vitae ma che tuttavia è essenziale e preziosa per comprendere il mondo nel quale ci stiamo movendo e le forze che vi si agitano.
La storia del pastore nomade Abele e del contadino stanziale Caino somiglia come una goccia d’acqua a quella dell’empio nomade Remo che non rispetta i limiti e i segni tracciati sul terreno e del saggio agricoltore e costruttore di citta Romolo che difende il solco tracciato con tutto il civile egoismo del quale la sua spada fratricida e capace. Pensateci.
Perche dite quel che volete e pensate quel che vi pare, ma se ci dimentichiamo anche di Caino e Abele, anche di Romolo e Remo, allora sul serio non siamo piu nessuno. Per questo, non e il piccolo e tronfio signor Castelli, impettito e ben pettinato col suo panciotto, a sputazzare l’infamia tipo “Ai migranti per il momento non possiamo ancora sparare” (sottintendendo che sarebbe bello farlo, e che prima o poi lo faremo).
Chi parla non è io ridicolo signor Castelli; come a pronunziare verità filosofiche dei profondita degne del Bar dello Sport del tipo “fuori da i’ ball”, non e l’allevatore di trote Bossi. No: chi parla è sempre l’eterna clava di Caino, è sempre l’empia spada di Romolo.
E noi sappiamo che proprio perché il momento è difficile l’umanità e la ragione stanno da un’altra parte. E’ proprio nei momenti difficili che si deve restar fedeli all’umanità e alla ragione.
Sbarcano con tutti i mezzi, ormai.
Carrette del mare, ex pescherecci che tengono il mare per miracolo (e per ottenere un posto in piedi sui quali si paga quanto su un transatlantico di lusso), gommoni: su di essi, poveracci stivati, carne umana che ricorda quella degli schiavi i quali, nelle stive dei bastimenti fino a un paio di secoli fa, con le loro povere vite hanno reso ricco l’Occidente.
Ci sono delle donne anche incinte, donne che partoriscono; ci sono bambini che muoiono sul bagnasciuga o che aprono gli occhi fra quattro stracci, mentre qualcuno pietoso li lava con l’acqua contenuta in una tanica da benzina. Intanto, è fresca di giornata la notizia che le acciaierie Marcegaglia sbarcano in Cina: non vi dice nulla questo interessantissimo scambio di migranti?
E’ di ieri la notizia che l’Europa non riesce a trovare una politica comune efficace per accogliere alcune migliaia di disperati e che tutti si preoccupano delle “nuove invasioni barbariche”, intanto pero i listini di stamattina parlavano dell’euro che vola e delle quotazioni delle imprese europee in borsa che s’impennano. Com’e che i ruoli al mondo sono cosi mai distribuiti?
Che c’è chi rischia la pelle per passare il mare, poi e costretto perfino a cercar di evadere da campi di lavoro predisposti per lui, mentre nei paesi che “ospitano” (un verbo che fa quasi ridere…) questi disgraziati c’è, evidentemente, chi si dispera e protesta, e minaccia di sparare, e intanto esporta lavoro e tira su dei bei soldi?
Cacciatevi tre cose in testa, cristianucci europei. Primo: al mondo siamo sei miliardi, e stiamo tutti sulla stessa barca che si chiama terra, e qualcuno può anche aggrapparsi al bordo e rischiar di affogare mentre qualcun altro lo guarda con disprezzo dall’alto, sedendo al bar della prima Classe e sorseggiando un drink, ma alla fine o ci salviamo tutti o naufraghiamo insieme.
Secondo: a parte i disagi di certe zone come Lampedusa (che è sacrosanto fare l’impossibile per aiutare: e lorsignori di Parigi e di Berlino debbono fare la loro parte, non fingere che si sia davanti a un’invasione di cavallette che riguarda quei terroni degli euromediterranei…), l’Europa è perfettamente in grado di ospitare alcune decine di migliaia di profughi: se ne arrivassero cinque milioni, sarebbero ancora l’1% della popolazione del continente, quindi ripartiamo spese e carichi e piantiamola di fare storie.
Terzo: la ricreazione è finita, siamo alla vigilia delle vacche magre, qualcuno sta preparandoci i conti da pagare e la prosperità che abbiamo conosciuto noi occidentali non ci riguarderà piu nei prossimi decenni, mentre chi non l’ha mai conosciuta continuerà a non conoscerla mai (o pensate che di qui a trent’anni sarà immaginabile un mondo nel quale un miliardo e passa di cinesi possa consumare come hanno consumato europei occidentali e nordamericani, più o meno ottocento milioni di persone, nel secolo scorso?).
Quindi, siete avvisati.
Rimboccarsi le maniche, e aggiungere parecchi posti a tavola perché, volenti o nolenti, c’è un sacco di amici in più.
O spartiamo il companatico, o saranno dolori.
Uscite una buona volta dai centri commerciali, cristianucci ben nutriti e calzati adidas. E rientrate nella storia.Quella d’oggi. Questa.
La forza delle cose e la debolezza dell'Europa

di Franco Cardini - 14/04/2011

domenica 13 marzo 2011

I RETROSCENA DEL DELITTO ARRIGONI

Di Antonella Randazzo:
Un delitto orrendo, troppo simile a quello di Enzo Baldoni per non suggerire retroscena che non saranno mai detti dai canali ufficiali.
La verità è molto semplice, e se molti non la colgono è perché sono confusi da una propaganda estremamente presente e potente, ovviamente assai più che le voci fuori dal coro che suggeriscono significati assai più veritieri.

Uscendo dal dolore e dalla rabbia, si cerca di fare un’analisi quanto più accurata e obiettiva possibile del tremendo delitto, che poi fa parte di una lunghissima serie di delitti commessi nella Striscia di Gaza e in altre zone di guerra a danno di innocenti. Sia Baldoni che Arrigoni erano personaggi scomodi, troppo scomodi per lasciare che operassero indisturbati in zone in cui il potere prevalente vuole agire in modo assai criminoso senza però assumersi mai la responsabilità dei crimini. Poco tempo dopo l’uccisione di Baldoni, ci furono testimonianze su personaggi che lo avevano rapito, visti fotografati insieme a militari americani, e con moltissimi dollari nelle tasche. 1
Anni dopo si seppero molte più cose sul delitto di Baldoni, avvenuto in Iraq nel 2004. Si seppe
che un uomo che faceva parte della banda che rapì e uccise il giornalista, Abu Al Abed, prendeva il tè in compagnia del comandante della Forze Usa in Iraq, generale David Petraeus e il vice premier iracheno Bahram Saleh. Il quotidiano al Hayat ha pubblicato una foto che lo ritrae insieme al generale Usa e un gruppo di militari americani, e non sembra essere lì per caso.


D’altronde, i giornalisti o i militanti per i diritti umani, non avallati dallo stesso gruppo di potere, non sono mai graditi nelle zone di guerra, moltissimi sono stati uccisi: soltanto nel 2004 ne furono uccisi 53, 42 dei quali in Iraq, ai quali bisogna aggiungere altre 15 persone, traduttori, cameraman o tecnici, che lavoravano insieme ai giornalisti. Occorre prendere consapevolezza che dietro a questi delitti, come anche all’uccisione di Arrigoni, non ci sono soltanto bande di criminali o “terroristi”, ma gli stessi occupanti, che sono quelli che più guadagnano dalla loro morte. Nel 2005, il direttore generale per le notizie della Cnn, Eason Jordan, è stato costretto a dimettersi perché aveva detto pubblicamente che almeno 12, ma forse una ventina di giornalisti caduti in Iraq erano stati uccisi dal "deliberato fuoco americano". E’ una verità che molti intuiscono, che diverse persone sanno, ma che non è concesso dire.
Il delitto Arrigoni ha le stesse caratteristiche dei crimini commessi dagli occupanti: c’è stata fretta di ucciderlo, e tanta propaganda per attribuire il delitto ad altri. Sono stati tirati in ballo gruppi di “terroristi” che però negano di aver qualcosa a che fare con il fatto: Jund Ansar Allah, il gruppo salafita più importante di Gaza, ha negato ogni responsabilità.
Tutti sapevano che Vittorio militava a favore dei diritti dei palestinesi, e dunque è assurdo credere che un gruppo islamico, per quanto controverso, possa rapire proprio una persona del genere e non un avversario israeliano. I salafiti possono anche essere “estremisti”, ma questo non vuol dire che sono scemi.

Chi aveva interesse ad uccidere Vittorio?

Noi crediamo che la risposta sia sotto gli occhi di chi vuole vedere. Uccidendo giornalisti o militanti per i diritti umani, gli occupanti ottengono diversi risultati:

1) Facendo ricadere la colpa sui nemici accrescono l’odio e alimentano il conflitto.

2) In Occidente rafforzano la propaganda del “terrorista” islamico che odia gli occidentali e che uccide barbaramente.

3) Seminano paura fra gli altri giornalisti e militanti delle Ong, e fanno capire che non bisogna mettersi contro gli occupanti perché è pericoloso.

4) Tolgono speranze di pace a chi vorrebbe che i palestinesi e gli israeliani ponessero fine alla lunga guerra.

Chi milita a favore dei diritti umani, e diventa abbastanza popolare da rappresentare un pericolo per chi vuole apparire diverso da quello che è, ovvero vuole agire da criminale ma sembrare “democratico” e vittima dei “terroristi”, viene perseguitato per esser reso inoffensivo. Si teme che queste persone mettano a repentaglio la sapiente propaganda allestita con tecniche sofisticate e con personaggi assoldati per questo scopo.

Arrigoni era stato già arrestato e torturato dagli occupanti della Palestina, e continuava ad essere perseguitato. Aveva scritto molti articoli per far conoscere la vera situazione in Palestina. Articoli molto toccanti e che mostravano in tutta la sua crudezza cosa è capace di fare un gruppo mosso dalle logiche del sistema attuale: la legge del più forte, la forza bruta per dominare e sottomettere.

Chi era Arrigoni?

Era un militante per i diritti umani che operava per conto della Ong International Solidarity Movement (Ism). Era molto in gamba, capace di sensibilizzare a far capire la situazione in Palestina. Per questo, era stato arrestato nel 2008, e nel 2009 il suo nome era stato scritto sul libro nero dei sionisti, che avevano messo su di lui una taglia, stile Far west. 2
L'Ism era un movimento pacifista fondato nel 2001 per operare in modo pacifico contro l'esercito israeliano nei Territori occupati, e per questo era stato segnalato come “soggetto” da eliminare in qualche modo, e la morte di Arrigoni di certo ha, tra le altre, anche la funzione di deterrente per chi volesse operare in modo analogo.

Per chiarire quello che faceva Ism, riportiamo un’intervista fatta da Peacereporter ad Arrigoni e ad altri militanti:

“Arrigoni, cosa fate a Gaza? La nostra attività è principalmente stare sulle ambulanze della Mezzaluna Rossa. Siamo distribuiti lungo tutta la striscia. Quattro dei nostri sono a Rafah, due a Jabaliya e tre a Gaza city. Abbiamo fatto una conferenza stampa per informare Israele che gli
internazionali presenti nella Striscia sarebbero andati sulle ambulanze come scudi umani, sperando che la presenza internazionale funga da deterrente. In realtà però sappiamo benissimo che hanno già colpito moschee, scuole, ospedali. Il sito 'Stop the Ism' invita l'esercito a
'liberarsi' di te. Sei un fiancheggiatore di Hamas? (Ride) Personalmente, come attivista per i diritti umani, Hamas non piace assolutamente. Per cui ho qualcosa da ridire anche a loro, che hanno parecchio limitato i diritti umani da quando hanno vinto le elezioni. Però io non sono nessuno per imporre il mio modello e il mio stile di vita alla popolazione civile di Gaza. La popolazione, infatti, ha scelto Hamas. Jenny Linnel, sei a conoscenza del fatto che un sito internet chiede informazioni affinché i militari israeliani possano individuarvi e farvi fuori? Sì, me l'ha mostrato ieri Vittorio. Una pazzia. Tutte le persone dell'Ism sono elencate come terroristi collusi con Hamas. Suggeriscono come fare a disfarsi di voi. Sì è un incitamento
all'omicidio, stanno dicendo alla gente di ucciderci. É assurdo e tutte le accuse contro gli attivisti dell'Ism sono false. In questo momento sto con una famiglia e i loro bambini... sono forse dei terroristi di Hamas? Se la ragazzina di sei anni con cui sto cenando lo è, allora penso che tutto il mondo è impazzito. Diciamolo chiaro ancora una volta, uno dei principi
fondanti dell'Ism è quello della non-violenza. Quindi non sei una sostenitrice di Hamas? Sono una sostenitrice di tutti i comuni palestinesi che soffrono per l'occupazione israeliana. Il lavoro dell'Ism nei territori occupati non fiancheggia alcun gruppo o organizzazione palestinese. Non siamo affiliati con nessuno e in particolare non lo siamo con Hamas.” 3

Arrigoni era una persona che sognava: sognava la pace in Medio Oriente e un mondo migliore; ma non si limitava a sognare: agiva per realizzare i suoi desideri. Era una persona troppo in gamba per essere tollerata da chi vuole giornalisti “embedded”, cioè addomesticati a dovere, che parlano di “terrorismo” arabo ma non di quello israeliano o occidentale. Il gruppo di potere può tollerare i falsi militanti per i diritti umani: quelli che strillano contro la mafia ma celebrano il posticcio Stato d’Israele sugli altari della “democrazia” e della “libertà”. Ma Arrigoni non era di questa pasta: egli spiattellava senza reticenze tutto quello che vedeva. E vedeva cose agghiaccianti, che non possono essere accettate da nessun essere umano degno di essere chiamato tale.

Scriveva:

“(8 aprile 2011) Ad Al-Farahin, est di Khan Younis, un drone UAV israeliano, uno di quegli velivoli senza pilota comandati a distanza che qui a Gaza chiamano "zannana", ha mirato e fatto centro su un gruppo di donne. Il missile è esploso a mezzo metro da Najah Harb Qdeah, 45 anni, uccidendola sul colpo. Nidal Ibrahim Qdeah di 20 anni, è morto poco dopo, Fida di anni 15 è rimasta seriamente ferita ad una gamba mentre Nida Qdeah, un'altra bambina di 12 anni, sta lottando in questo momento fra la vita e la morte all'ospedale Europa di Khan Younis.
La giornata di oggi era cominciata seguendo lo stesso copione di morte e terrore di quella di ieri: elicotteri Apache, caccia bombardieri f 16 e droni concentrati nel loro fuoco da nord a sud della Striscia. Questa mattina, prima dell'attacco alla famiglia Qdeah, sempre a est di Khan Younis, durante un bombardamento venivano uccisi due guerriglieri di Hamas e contemporaneamente a Rafah tre civili venivano feriti gravemente. …

(10 febbraio 2011) Ieri la Striscia di Gaza si era svegliata sotto un sole splendente, segnale di una nuova stagione alle porte. Stagione politica, più che meteorologica. Quando la sera è andata a dormire si è contata le ossa rotte. A Gaza city, un ghetto martoriato da bombardamenti israeliani un giorno sì e uno no, sovrappopolato come pochi luoghi sul pianeta, è difficile fare una stima di quante migliaia di persone si sono riversate nelle strade della città ballando, urlando e cantando una sola univoca richiesta: la fine delle divisioni fra Fatah e Hamas. I media locali hanno azzardato la cifra di 300 mila persone, proporzionatamente come se in Italia, in piazza, ne fossero scese dodici milioni. I problemi non hanno tardato a verificarsi. Nonostante l'accordo sottoscritto da tutte le fazioni politiche di presentarsi all'appuntamento senza alcuna altra bandiera se non quella palestinese, i ragazzi del movimento 15 marzo che lunedì si sono coricati nelle tende in piazza del monumento al Milite Ignoto, in Jundi, nel centro di Gaza city, al risveglio ieri mattina si sono trovati attorniati da migliaia di militanti con bandiere di Hamas inneggianti al governo della Striscia. …

(20 gennaio 2011) Nonostante le continue denunce delle organizzazioni per i diritti umani Israele continua impunemente a violare il diritto internazionale in chiave di punizione collettive ad una popolazione civile, e con l'assedio imposto su Gaza a negare il diritto alla sanita' sancito dell'articolo 56 della Quarta Convenzione di Ginevra. In comunicato del Ministero della Sanità si legge: "I pazienti continuano a morire per via dell'assedio: Hasan Hussein Bris, 52 anni, è l'ultimo malato di cancro deceduto perché Israele gli ha impedito ingiustificatamente di lasciare la Striscia per andare a curarsi in ospedali più attrezzati." Il malato curabile n. 379, deceduto perché incurabile nell'assedio criminale che chiude come in una bara la Striscia di Gaza…

(30 luglio 2010) Un Paese che spende ogni anno il 12,3 percento del suo Pil per la sicurezza (la maggioranza dei paesi dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico spendono l'1-2 percento del loro Pil per la sicurezza) per la difesa contro i pericoli esterni, per lo più immaginari, certamente esagerati, non può fingere di essere sorpreso. Solo all'inizio di ottobre alla firma del contratto di acquisto di venti cacciabombardieri F-35A Lightning II dagli Stati Uniti, per un importo di 2,75 miliardi di dollari, il premier Netanyahu definì la spesa come "vitale" per la difesa della nazione. Ed eccoci ad oggi, ad una scintilla su un terreno arido nelle periferia di Haifa che in poche ore cause quarantadue morti, molte più vittime di quante ne possa provocare il terrorismo palestinese in dieci anni. Forse era più intelligente e responsabile acquistare qualche cacciabombardiere in meno e qualche Canadair in più, invece di richiederne disperatamente da Grecia e Cipro. In un Paese in cui l'opinione pubblica è stata addomesticata ad adottare la paura del nemico esterno, degli arabi, come il pilastro principale della politica e della cultura non risulta paradossale avere a disposizione un arsenale di centinaia di testate nucleari, e contemporaneamente un corpo di vigili del fuoco da realtà terzomondista. Tranne quando avviene una strage come questa a risvegliare dal torpore le coscienze. Israele è questo, un Paese dove l'establishment della difesa dedica quasi tutte le sue risorse per sviluppare tecnologie sempre più avveniristiche, e insieme, secondo quanto denuncia oggi l'associazione dei pompieri israeliani, mentre gli standard internazionali richiedono un vigile del fuoco ogni mille cittadini, un paese in cui questo rapporto è di solo uno ogni diecimila. Lo scandalo delle incompetenze dinnanzi alla più grande catastrofe naturale della storia d'Israele, sta facendo divampare le fiamme da Haifa sulle fondamenta della Knesset, il Parlamento israeliano …

(17 luglio 2010) Credetemi, i bambini di Gaza sono mocciosi da record. Sono sopravvissuti a Piombo Fuso e sopravvivono ogni giorno alla guerra in tempo di tregua…. Bimbi che resistono alle psicosi, a quelle lacerazioni della memoria che li riporta dinnanzi a corpi smembrati ed edifici in fiamme, a quei traumi indelebili che li rendono ansiosi e depressi, insonni e incontinenti. Vivono in spazi sovraffollati privi di aree ricreative e hanno visto nelle strade dove giocano la carne ardere viva e decomporsi. Missili, devastazioni e morte sono evocati nei disegni quando si mette dinnanzi a loro un foglio bianco. Se il diritto al gioco qui è un lusso, quello allo studio è prevenuto: Israele quest'anno oltre ai giocattoli ha impedito l'entrata all'interno della Striscia anche dei libri di testo per le scuole elementari. A differenza dei loro coetanei israeliani che sono liberi di praticare sport all'aria aperta o di svagarsi con la playstation i bambini di Gaza sono resi schiavi di un padrone che si chiama fame, e li vedo ogni giorno spingere aratri nei campi, frugare nei cassonetti della monnezza in cerca di materiali di recupero. Nel caldo insopportabile di questa canicolare estate sono sopra carretti trainati da muli stracarichi di mattoni e pietre recuperati dagli edifici bombardati, o li trovi agli incroci delle strade a vendere cianfrusaglia con sguardi da vecchi stanchi di sognare verdi cortili, campi di calcio e gelati.” 4

Chi nega quello che accade a Gaza, come in Iraq, in Afghanistan o in altri paesi oppressi, è complice degli assassini. Non si può e non si deve far passare un massacro o un genocidio per “lotta al terrorismo”. Un medico francese chiamato a Gaza, Christophe Oberlin, ha così piegato quello che accade contro i civili palestinesi: "Gli israeliani dicono che solo il 30 per
cento delle vittime palestinesi sono civili. Questa è una palese menzogna, sono pronto a testimoniarlo davanti a qualsiasi tribunale internazionale. È vero il contrario: almeno l'80 per cento delle vittime sono bambini, anche piccolissimi, donne, anziani. Qui si sta sparando contro la società civile senza porsi troppi problemi. E le ferite che ho visto sono orribili. Moltissimi dei pazienti muoiono sotto i ferri". 5

Non dobbiamo dimenticare questi terribili delitti, perché queste persone rappresentano tutti noi, che desideriamo vivere in un mondo migliore, in cui non possa più esistere l’ingiustizia e la guerra. Qualsiasi persona innocente venga uccisa, sia italiana, afgana, irachena, libica o di altra nazionalità, è da considerare un martire vittima dell’attuale sistema, e ogni delitto deve rafforzare in noi la convinzione che un mondo migliore non soltanto è possibile, ma deve per forza essere il nostro futuro. Per cambiare il mondo abbiamo bisogno di considerare i bambini o i giovani palestinesi, vittime dei cecchini della autorità israeliane, come nostri figli. Abbiamo bisogno di considerare gli arabi, come i popoli oppressi di altre religioni, nostri simili, e se vengono bombardati è come se lo fossimo noi stessi. Soltanto così sarà possibile accrescere la solidarietà e la cooperazione del mondo per la pace e un nuovo sistema economico, finanziario e politico. E soltanto così Baldoni, come Arrigoni e molti altri, non saranno morti invano.


1 Si veda Chesnot Christian, Malbrunot Georges, Prigionieri in Iraq, Tropea Editore 2006.
2 Si veda Il manifesto, 14 gennaio 2009.
3 http://it.peacereporter.net/articolo/13721/Gaza,+eliminate+il+pacifista+Arrigon

4 http://it.peacereporter.net/articolo/27994/Vittorio%2C+parole+contro+l%27occupazione

5 http://www.corriere.it/esteri/09_gennaio_14/gaza_vittime_striscia_israele_lorenzo_cremonesi_aa0d5bee-e20a-11dd-b227-00144f02aabc.shtml


© RIPRODUZIONE RISERVATA
Tratto dalla pubblicazione “NUOVA ENERGIA”.
nuovaenergia@rocketmail.com
giadamd@libero.it

sabato 12 febbraio 2011

LENZUOLA-ANTI BERLUSCONI


IN CENTINAIA SUI BALCONI INVOCANO LE DIMISSIONI DEL PREMIERpubblicata da Partigiani del Terzo Millennio il giorno venerdì 11 febbraio 2011 alle ore 19.32
ROMA – Tutto è cominciato con l’iniziativa di un cittadino di Roma: ha preso un vecchio lenzuolo bianco e ci ha scritto sopra la parola “dimissioni”. Destinatario del messaggio il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

L’idea non è passata inosservata ed è arrivata nella redazione di “Micromega”. Detto fatto il bimestrale di politica e filosofia ha lanciato un’iniziativa (Contagio democratico) invitando altri cittadini ad imitare l’originale e a spedire le foto alla redazione. E le lenzuola che chiedono le dimissioni del premier si sono moltiplicate in pochissimo tempo, diventando centinaia in tutta Italia.

L’idea è piaciuta anche a Marco Travaglio: foto della lenzuolata anti-premier sono anche sul profilo Facebook del giornalista.




-----------------noi ci saremo!!!

Siamo chiamati a schierarci.
Se ricordi il monito di Gramsci sull’indifferenza; se vedi le camice verdi leghiste occupare il Parlamento della Repubblica nata dalla Resistenza; se riesci a sentire che nelle parole pronunciate da Tiziana Maiolo in relazione ai bambini rom morti a Roma ( “ è più facile educare i cani che i nomadi”) vi sia il nuovo spirito nazista; se riesci a comprendere quale disegno reazionario totale stia dietro il nuovo ordine capitalista proposto da Marchionne ; se sai che il berlusconismo non è un incidente della storia, ma – come il fascismo – uno delle varie forme del potere del capitale: se hai coscienza di tutto ciò non puoi restare coi gomiti poggiati al davanzale, guardando ingrossarsi questo fiume nero. Occorre passarci addosso la carta vetrata della realtà, farci male sino a sanguinare verità. Che è una, semplice: la classe dominante ha perseguito per decenni, cogliendoli, due obiettivi: lo sfruttamento massimo sulla forza-lavoro e la costruzione di un senso comune reazionario di massa. Ma per giungere a ciò ha dovuto prima abbattere la diga varata a Livorno nel 1921 e poi erettasi nella lotta di Liberazione e nelle grandi lotte contadine, operaie, di popolo che hanno democratizzato l’Italia. La diga era il PCI, “ il paese nel paese”, come diceva Pasolini, ciò che potevamo essere e non siamo stati. Solo ora, di fronte a tanta rovina, possiamo rintracciare il filo che ha unito gli interessi del capitale al processo di snaturamento del più grande partito comunista al mondo non al potere, culminato nella scelta di Occhetto di scioglierlo; solo ora, pienamente, mettiamo in relazione il sorgere e l’affermarsi del regime berlusconiano all’assenza – nello stesso ventennio – di un partito comunista dotato di un radicamento ed una linea di massa. Dopo la “Bolognina” tutto è stato messo in discussione: il ruolo pubblico nell’economia, lo stato sociale, il contratto nazionale di lavoro, la Costituzione nata dalla Resistenza, l’antifascismo. E’ la lezione della storia: nei paesi capitalistici è il partito comunista a difendere gli interessi di massa e la stessa democrazia. Non è il dogma a parlare; è la vasta sofferenza sociale priva di rappresentanza politica e di orizzonte strategico a testimoniarlo: occorre rimettere in campo un Partito comunista con un pensiero ed una prassi della rivoluzione, capace di evocare e sostenere il conflitto, che riorganizzi in un’unica e sola forza i militanti e si ponga come polo d’attrazione della diaspora comunista italiana. E occorre che questo progetto inizi a prendere forma non in un domani incerto, ma ora e qui; al di là delle titubanze di alcuni gruppi dirigenti comunisti; per iniziare finalmente a rispondere colpo su colpo al padrone e prima che altre decine di migliaia di compagni e compagne prendano la strada del disimpegno e della resa.
Perché comunisti? Una coazione a ripetere?
No, il comunismo è il futuro; è, insieme, scienza e storia.
E’ la messa a fuoco della legge del valore; è la scoperta scientifica ed irrevocabile del plus-valore, è il fatto che non esistono padroni buoni ma che ogni lavoratore – appena assunto - diviene macchina oggettiva per il profitto. E insieme, il comunismo ( al di là di chi ha tentato inutilmente e maldestramente di “stabirne” la morte nel novecento) è storia grande dell’umanità:
dalla Rivoluzione d’Ottobre (che ratifica che il capitalismo non è natura, che il socialismo è cultura e dunque una necessaria costruzione umana) a quella cinese, vietnamita, cubana; dalla vittoria sul nazifascismo alle lotte planetarie di liberazione dei popoli.
La classe dominante vuol convincerci che il pensiero buono è solo quello che s’affaccia per ultimo nelle vetrine delle librerie; quello degli ultimi cinque minuti e tutto il resto sarebbe “passato”. In quest’ottica “passati” per sempre sarebbero Proust e Balzac e “attuale” rimarrebbe solo Fabio Volo; “passati” per sempre sarebbero Luigi Tenco, Woody Guthrie e John Coltrane e rimarrebbe buono solo Eros Ramazzotti.
Ma ciò non è che la totalità della mercificazione e nessuno ricorda che il pensiero di Aristotele segnò di sé la cultura occidentale sino al 1.500.
Oggi, di fronte alla crisi del capitale e al suo attacco barbarico, nulla è più contemporaneo del pensiero marxista e comunista, che le leggi della mercificazione non hanno la forza di rendere desueto.
E non siamo soli.
In un articolo del 13 gennaio del 1921, su L’Ordine Nuovo, Gramsci scriveva: “ La classe operaia italiana sa di non potersi emancipare dal capitalismo nazionale se non esiste un sistema di forze rivoluzionarie mondiali cospiranti allo stesso fine”.
Bene, il “sistema cospirante al fine rivoluzionario” è di nuovo in piedi, su scala planetaria.
In America Latina, in Africa, in Asia avanzano grandi movimenti di natura antimperialista e socialista.
In Europa le forze comuniste e di classe rialzano la testa.
E accadono cose che la censura cela: in Venezuela si costruisce un socialismo che assume il Lenin del rapporto tra soviet e potere; in Sud Africa, poco più di un mese fà, 50 mila giovani comunisti partecipano al Festival mondiale della gioventù, organizzato dal Partito comunista sudafricano: la lotta contro la guerra, contro la spoliazione imperialista segna ogni loro parola, ogni loro canzone.

In Tunisia il popolo caccia il dittatore e i comunisti tunisini, usciti dalle galere, lottano per la democrazia. In Egitto il popolo insorge.
Negli anni ’30, chiuso nella casa penale di Turi, Antonio Gramsci, nella sua sofferenza ma col suo carattere indomito, avvertiva i compagni di prigionia che c’era l’esigenza storica di lanciare una Costituente democratica e repubblicana antifascista che riconsegnasse al popolo italiano una prospettiva etica, sociale e politica.
Quell’intento gramsciano è oggi – di fronte alla fatiscenza anche morale di questo Paese – più attuale che mai e i comunisti, di nuovo, sono chiamati a svolgere un ruolo liberatore. La storia non è dunque finita, anzi, è appena cominciata. Anche per questo noi siamo chiamati a schierarci e non si può che ripartire dal principio: ricostruire in Italia un Partito comunista che si ponga alla testa delle lotte e che riapra un orizzonte socialista.
Noi ci saremo

mercoledì 12 gennaio 2011

UN RICORDO



pubblicata da Anna Maria Cherchi
12 gennaio 2011 alle ore 16.35

È un ricordo lontano
Il grande trauma
della mia vita,
un documento,
non pensavo esistesse ,
e fossi io,
un certificato, specie di pedigree
dove c’è scritto:
Cherchi Anna Maria ecc..
di razza ariana!


Ho guardato li occhi di Romeo,
il mio cane,
mi sorrideva a modo suo,
forse pensava:
come siamo uguali!

Formalmente
Non esiste più la dicitura,
ma se si parla di un africano
qualcuno… tanti..
dicono che è di razza nera!

molti dividono il genere umano
dando origini a guerre.
Sono passati duemila anni,
quando i Romani dicevano:
“ divide et impera “

Detto ancora di gran moda,
è quello che fa avere
più guadagni!

AMC.

giovedì 28 ottobre 2010

STORIA DI MEZZA ESTATE

di Antonio Sicignano:
TORQUATO ABBANDONATO
pubblicata da Antonio Sicignano
il giorno venerdì 29 ottobre 2010 alle ore 1.47
Il pensionato Torquato di anni 83, si svegliò una mattina e si accorse di essere stato abbandonato. Il figlio la nuora e il nipote non erano in casa. Le valigie erano sparite dall’armadio.
Una pinna davanti alla porta testimoniava di una partenza frettolosa. Sul tavolo della cucina una banconota da dieci euro e un biglietto. «Caro nonno Torquato. Dobbiamo partire all’improvviso.
Eravamo in stand-by con un ticket low cost della Brian air per Sharm el Sheriff e ci hanno fatto un fast boarding con preavviso di tre hours. Purtroppo con questi biglietti presi al computer si fa così. L’aereo farà scalo a Francoforte, poi Orio su Serio nuovamente Francoforte, poi Mosca poi Parigi e di nuovo Francoforte poi Forlì e dopodomani saremo nel fresco di Sharm. Ti lasciamo dei soldi e due bottiglie di acqua nel frigo.
Se hai caldo c’è il ventilatore, se hai fame c’è il supermarket se stai male chiama il dottor Del Prato. Torniamo tra quindici giorni. Buona fortuna. Aldo Piera e Ninni». Nonno Torquato imprecò subito senza stand by svegliando metà palazzo. Abbandonato come un randagio, pensò.
Eppure avrebbe dovuto capirlo da segni premonitori. La famiglia stava da giorni in atteggiamento sospetto davanti al computer, pronunciando parole come ticketless e reservation. Poi l’anomala presenza nel frigo di un tubetto di crema solare, che lui aveva spalmato sul pane credendola maionese. Per ultimo, il fatto che il figlio Aldo avesse preparato un pacco lettura: un libro sulle meduse e dieci chili di Gazzette dello Sport vecchie. Tutti segni di partenza imminente. «Pazienza» pensò nonno Torquato, «mi hanno abbandonato, dovrò sopravvivere due settimane». Era una tipica giornata di clima mediterraneo.
C’erano trentotto gradi reali, quarantadue percepiti e quarantaquattro incazzati, e il nonno era infatti incazzato e grondava sudore. Cercò il ventilatore nello sgabuzzino. Tolse le ragnatele, lo attaccò alla spina e quello girò per trenta secondi, cigolò e si ruppe con un gemito di agonia. Il nonno lo sentì pronunciare la frase: «non ce la posso fare», ma forse era un’allucinazione da caldo. Aprì la finestra, una vampata portò in casa odore di spazzatura incandescente e marmitte miste, oltre a sabbia desertica, zanzare tigre, e il suono di ambulanze che portavano in ospedale nonni collassati.
Sul terrazzo di fronte un gatto miagolava penosamente, abbandonato anche lui con sedici chili di croccantini. Il nonno accese la televisione, e mai accendere fu verbo più appropriato perché la manopola era rovente. Un metereologo diceva che l’ondata di afa era assolutamente prevista e sarebbe durata fino a lunedì o mercoledì o fino a novembre, ma tutto era nella norma. Poi c’era un illustre medico che dalla sua barca ancorata spiegava come difendersi dal caldo: «Basta non uscire dalle dieci alle sei. Alle persone anziane consigliamo di bere molto e una dieta ricca di verdure, triptofano, pollini e acidi oleici. Inoltre raccomandiamo...» «Ma vaffanculo» disse il nonno e spense. Bisognava comunque mangiare, lo stomaco brontolava.
Nel frigo c’era solo una crosta di parmigiano. Cercò di romperla col coltello poi con un punteruolo poi la succhiò come un gelato, infine si incazzò e la tirò in strada, dove si conficcò nell’asfalto. Bisognava raggiungere il supermarket. Erano solo duecento metri, ma sarebbe riuscito nell’impresa? Si vestì in modo acconcio. La sua canottiera, poi un paio di mutande del figlio che potevano essere scambiate per bermuda. Zoccoli con tacco della nuora. In testa si acconciò un turbante fatto con un lenzuolo. Bagnò testa e ascelle sotto il rubinetto e uscì. L’ascensore era rotto, scese otto piani di scale zoccolando come un cavallo. Al contatto col calore esterno l’acqua iniziò a evaporare e quando fu in strada fumava come una locomotiva. Il nonno si guardò intorno.
La città era deserta, solo qualche macchina in strada e odore di muri arrostiti. Davanti alla casa c’era la colossale Banca Italica. All’interno il condizionatore manteneva dodici gradi in cinquanta uffici, in alcuni si portava il cappotto, i cassieri erano in tuta da sci.
C’era un solo cliente. Ma dai bocchettoni esterni della banca usciva un tornado rovente che incendiava tutto il marciapiede. Il nonno scavalcò sacchi di spazzatura e trovo il marciapiede bloccato da un Suv col motore acceso. All’ interno un palestrato ascoltava musica a tutto volume, e la marmitta impestava tutto il rione. «Scusi ma non potrebbe spegnere?» protestò Torquato «Nonno non rompere il cazzo. Sto al fresco, qua dentro» disse il guidatore. Nonno Torquato gli tirò un calcio nel parafango e boccheggiando riuscì a arrivare di fronte al supermarket. Attraversò, evitando un motorino che sbandava con le gomme liquefatte e un dog-sitter impazzito che vagava con una dozzina di guinzagli vuoti. I cani erano scappati da tempo in cerca di ombra. Finalmente arrivò davanti alla porta del Supermarket Paradiso.
Ma la porta con fotoelettrica non si aprì. Da dentro un guardiano guardò con sospetto il suo turbante. «E’ italiano lei? Da una settimana non facciamo entrare stranieri». «Sono nato in questa strada, cazzo» disse Torquato. La porta si aprì e Torquato capì il motivo di quell’apartheid. Nel supermercato c’erano circa seimila anziani, tutti alla ricerca di fresco. Alcuni giravano da ore con un carrello contenente solo un limone, altri chiacchieravano appoggiati a muri di scatolame, altri dormivano o giocavano a carte dentro al freezer dei surgelati e il personale li sgomberava, ma ritornavano. C’ era chi aveva la sedia a sdraio e chi s’era portato il cane.
Il nonno imprecò contro i vecchi pensionati scioperati profittatori e si diresse al reparto alimentari. Acquistò una dose di petti di pollo, pomodori e una mozzarella di un bellissimo color indaco. Poi si presentò alla cassa. «Cosa vuole?» gli chiese la cassiera. «Vorrei pagare». «Nel senso che se ne va?». «Certo che me ne vado...». «E’ il primo oggi.
Tutti gli altri pagano all’ultimo momento, all’ora di chiusura. Comunque» concluse la cassiera scrollando le spalle «faccia come vuole, esca pure al caldo». «Resisterò» disse fieramente il nonno. Uscì. La temperatura era salita a quarantasei gradi, i piccioni si spiumavano a beccate. Il nonno sapeva che dietro l’angolo c’era una fontana per rinfrescarsi. Ma la fontana era secca, riuscì solo a riempire una mezza bottiglietta. Decise di andare al suo bar ma c’era il cartello: «chiuso per ferie». La bocciofila era chiusa, le bocce bollenti non si potevano tenere il mano. Intanto aveva raggiunto l’unico albero della piazza. Ci si fermò sotto e venne bombardato da centosei storni migratori con la diarrea, fermi sull’albero da tre giorni perché con quel caldo col cazzo che volavano. Nonno Torquato sospirò e tirò fuori la bottiglia d’acqua.
Stava per bere quando vide su una panchina una vecchietta che lo guardava con occhi azzurri e imploranti. O dolce solidarietà della terza età, che nessuna calura cancellerà. «La prego gentile signore col turbante» disse la vecchietta «mi dia un sorso d’acqua...»
«Ma certo, gentile signora». La vecchia dagli occhi azzurri prese l’acqua, metà la bevve a gargarozzo, metà se la versò in testa e poi se ne andò gridando: «Ma quale solidarietà, fatti furbo, marocchino di merda...» Il nonno non riuscì neanche a rispondere. Tornò barcollando a casa. Dentro al Suv c’era un festa, ballavano in otto. L’ascensore del condominio era rotto. Il il caldo aveva fuso insieme i cavi come zucchero filato. Salì le scale in mezz’ora, tutto il palazzo era immerso in un silenzio irreale, si sentivano solo ronzii di frigoriferi, miagolii e guaiti di animali abbandonati. Entrò in casa.
Non riuscì a cucinare, il fuoco scaldava troppo. Mise il pollo sul davanzale e dopo dieci minuti era cotto, ma sapeva di catrame e benzina. Il pomodoro si sciolse in una pozza di sugo.
La mozzarella mise fuori dei tentacoli e scappò sotto un mobile. Il nonno cercò invano nella casa un punto vivibile. Tutto era rovente, un vento di scirocco carico di polvere e moscerini cotti incollava i muri. Infine anche il frigo si spense con un rutto disperato, spargendo acqua in tutta la cucina. «Farò una doccia fresca» disse il nonno. L’acqua uscì a ottanta gradi dalle tubature scaldate dal sole e lo ustionò.
Allora il nonno Torquato pianse con dignità e accese la televisione. C’era un servizio sui problemi che il riscaldamento globale potrebbe avere sull’orso polare. «E io no?» disse il nonno. Poi apparve il presidente del Consiglio che disse: «Le notizie sulla temperatura sono bieco allarmismo mediatico, e il dato che un italiano su due non ha i soldi per andare in vacanza è una bugia della propaganda comunista, l’Italia è un paese dove si sta bene, chi resta in città è perché vuole lavorare e risollevare l’economia del paese. Buona estate a tutti gli italiani, beati loro che possono godersela, io lavoro anche di notte». Il nonno prese il televisore e lo fece volare dalla finestra.
Ma per lo sforzo si sentì male. Telefono al dottor Del Prato. Rispose la segreteria: «L’ambulatorio osserva l’orario estivo. Il dottore riceve solo il lunedì dalle otto alle otto e mezza. Se avete problemi urgenti lasciate un messaggio con i vostri sintomi e i vostri eredi verranno richiamati». Telefonò all’altro figlio, ma era in montagna.
Telefonò alla clinica Belsito ma risposero che non c’erano posti neanche in piedi. Telefonò al Telefono Azzurro Verde e Arancione, ma non c’era un servizio per torquati abbandonati. Per ultimo telefonò alla Protezione animali fingendosi un setter, abbaiando e ansando.
«Non ci caschiamo» disse una fredda voce di centralinista «lei è il terzo che ci prova oggi». «Ahimè, solo, bollito e abbandonato da tutti» pensò il nonno e pensò di farla finita. Si sarebbe buttato dalla finestra, almeno in quei venti metri a capofitto avrebbe avuto un po’ di arietta.
Salì sul davanzale e vide nel terrazzo di fronte il gatto. Ne ebbe pena e gli tirò il petto di pollo. Il gatto miagolò riconoscente e, nel caldo torrido del pomeriggio il nonno ebbe una visione. Gli sembrò che il gatto, con ali da angelo, volasse fin davanti alla sua finestra, e sospeso in aria gli dicesse: «Grazie Torquato, sei stato buono come me. Ti aiuterò. Vai giù nel garage là c’è la salvezza per te, vai...». Il gatto arcangelo sparì nel nulla e il nonno stordito e confuso si chiese: giù nel garage? Già c’era un garage nel condominio, ma sarebbe stato ancor più caldo. Però, perso per perso, perché non provare? Discese le scala fino a pianterreno, fino a un porticina di metallo con la scritta «Parcheggio residenti». C’era una scaletta che scendeva a chiocciola, e al nonno sembrò di sentire voci, e musica.
Sto impazzendo, pensò, è finita. Scese l’ultima rampa di scale e... Vide decine di vecchi e vecchie, e anche qualche giovane e bambino. In mezzo al garage era stata scavata una piscina dall’aria invitante, e la gente si tuffava. Piante verdi dappertutto. E in fondo rumoreggiava uno strano macchinario. Una ventina di vecchietti pedalava a pieno ritmo e le biciclette erano collegate a una dinamo. C’era un fresco meraviglioso.
«Benvenuto a Garage Old Beach signore» disse un vecchietto arzillo, armato di un fucile da caccia, «lei è del condominio?» «Torquato, ottavo piano» balbetto il nonno. «Lo conosco, Pluto, fallo pure entrare» disse un vecchio con la barba bianca. Torquato riconobbe in lui l’ingegnere del sesto piano. «Ci scusi, signor Torquato» disse l’ingegnere, «ma dobbiamo essere prudenti. Guai se scoprissero il nostro rifugio segreto. Vede, qui siamo tutti pensionati abbandonati o persone che non possono andare in vacanza.
Per vent’anni, mese dopo mese, abbiamo costruito il nostro delizioso bunker. Io e il grande Perotti, operaio di oleodotti, abbiamo ideato questa macchina, il Bicicondizionatore a pompa premente. L’energia degli anziani ciclisti convoglia l’aria in un tubo profondo duecento metri, pazientemente scavato. Il tubo raccoglie l’aria fresca del sottosuolo e la riporta su, creando questa deliziosa temperatura. E con l’energia biobiciclica facciamo funzionare anche frigoriferi e luce, e da quest’anno abbiamo anche la piscina, avrà notato che ultimamente la bolletta dell’acqua è lievemente aumentata...»
«Geniale» disse Torquato, e vide che il tubo doveva essere ben profondo se è vero che tra i vecchietti, ce n’erano anche due con la coda e le corna in testa. Suonò una campanella e un gruppo di anziani ciclisti diede il cambio alla squadra precedente, partendo a tutto ritmo. Nonno Torquato si sedette al fresco e contemplò quello strano mondo sotterraneo.
Era un sogno? Era morto? Era nel paradiso o nell’inferno dei torquati abbandonati? In quel momento una giovane signora settantenne gli si fece davanti con un vassoio di bibite ghiacciate: «Non è un sogno, signor Torquato. Sono la Iris, la sarta del terzo piano, mi riconosce? Vuole una bibita fresca? Un frizzantino? Un gelato?» Così il nonno passò due meravigliose settimane di vacanza. La famiglia invece ci mise sei giorni per arrivare a destinazione, l’albergo era ancora in costruzione e dormirono sul tetto, fecero un solo bagno e furono aggrediti da un banco di meduse, poi sbranati dalle zanzare e morsi da un dromedario.
Al ritorno non trovarono l’aereo e tornarono in gommone risalendo il fiume Meno fino a Francoforte dove furono lasciati seminudi e senza valigie in un aeroporto abbandonato della Luftwaffe.
Quando, dopo un’altra settimana di peripezie riuscirono a tornare a casa, il nonno era sparito. Ci sono tre versioni sulla misteriosa fine di questa vicenda. La prima è che la famiglia trovò il nonno morto, fece il cadavere a pezzi e lo buttò nottetempo nella spazzatura. La seconda è che Torquato sia ancora lì, nel garage sotterraneo, che collabora lavorando a nuove meravigliose invenzioni. L’ultima è che il nonno vive al mare col la sarta Iris e il gatto del terrazzo di fronte. E prima di andarsene ha lasciato sul tavolo di cucina un biglietto:
«Addio. Vi abbandono».

STORIA DI MEZZA ESTATE
TORQUATO ABBANDONATO
Autore Stefano Benni

tratto da del 13 agosto 2010 (Numero 1169)